20 feb 2018

Il giardino in giallo: la mimosa

Fiori di Mimosa
Conosciuta con il nome di Mimosa e da oltre sessant’anni simbolo della Festa della Donna, questo grazioso alberetto è in realtà una Acacia dealbata, Leguminosa di origine australiana portata in Europa intorno al 1800 per la bellezza della sua fioritura precoce e successivamente naturalizzatasi un po’ in tutti gli ambienti mediterranei della nostra penisola, dalla Sicilia fino alle falde delle Alpi Marittime.
E’ una specie arborea (talora anche arbustiva per la capacità di emettere polloni basali) che nelle zone di origine può arrivare oltre i 20 metri, ma che da noi raramente supera i 10-15 metri di altezza. 

12 feb 2018

Come riconoscere i vari tipi di terreno

Uno dei principali fattori che condiziona la vita delle piante è senza dubbio il tipo di terreno. Spesso una pianta cresce poco per problemi legati al mancato sviluppo di un buon apparato radicale, o alla scarsità di alcuni elementi minerali di cui ha bisogno, o ancora alla troppa o poca acqua presente nel suolo in cui vegeta. 
Tutti questi fattori sono determinati dalle caratteristiche sia fisiche (composizione, struttura) che chimiche (pH, presenza di particolari elementi minerali) dei suoli. 
Conoscere il terreno è importante quando si scelgono le piante del giardino. In natura infatti, ci sono numerose specie che con i millenni hanno sviluppato strategie particolari per adattarsi a vivere in suoli ove determinate caratteristiche sono molto accentuate (ad es sui calcari o sulle argille  oppure con pH acido o, al contrario, fortemente basico). 

Terreno ghiaioso
Terreni ghiaiosi: contengono almeno il 40% di materiale grossolano (sassi, ghiaie, pietrisco, sabbie grosse, definiti come “scheletro”). Sono per loro natura incoerenti, molto porosi, con elevato grado di percolazione dell’acqua, quindi molto asciutti e poveri di sostanza organica. Facili da lavorare, sono poco fertili, e spesso anche poco profondi.


Terreno sabbioso
Terreni sabbiosi: contengono almeno il 70% di sabbia. Sono suoli a grana grossa, leggeri, sciolti, facili da lavorare e in genere asciutti in superficie, data la facilità con cui l’acqua percola negli strati più profondi. Anche la sostanza organica scarseggia, dato che in questa situazione la decomposizione è molto rapida. Si riconoscono facilmente prelevandone una manciata e stropicciandola con le dita, aprendo la mano subito dopo. Se la porzione di terra di sfarina e si sbriciola con estrema facilità all’interno del palmo, siete di fronte a un terreno sabbioso.
Terreni limosi: contengono almeno il 50% di limo. Sono ottimi terreni per la coltivazione, piuttosto sciolti e facili da lavorare, fertili, con un buon equilibrio acqua/aria, nei quali tanto la sostanza organica, quanto gli elementi minerali vengono facilmente decomposti o solubilizzati. Non per niente gli antichi Egizi coltivavano i terreni lungo le rive del Nilo dopo le inondazioni, dato che le acque, ritirandosi, li fertilizzavano con il prezioso limo. 
Terreno argilloso
Terreni argillosi: contengono il 25-35% di argilla. Sono terreni molto tenaci, compatti, pesanti. Trattengono moltissimo l’acqua, impastandosi e creando punti di ristagno; la decomposizione della sostanza organica è lenta, dato che sono poco porosi e vi circola poca aria. Si riconoscono facilmente poiché in inverno, con le piogge, diventano adesivi, vischiosi e aderiscono alle scarpe e agli strumenti;  in estate, quando sono asciutti, si compattano e spaccano, formando delle grosse fessure. Se, prelevandone una manciata umida e stringendola nel pugno, tende ad assumere la forma delle dita e si modella, siete di fronte a questo tipo di suolo.
Un terreno argilloso si modella con la mano
Terreni calcarei: contengono almeno il 20% di calcare. Sono bianchi, sciolti, piuttosto polverosi, e spesso asciutti, con elevata velocità di decomposizione della sostanza organica. 
Terreno calcareo
Terreni di medio impasto: sono terreni con caratteristiche intermedie, in cui nessun componente è prevalente. In genere di origine alluvionale o di deposito, rappresentano la categoria più diffusa e sono adatti a quasi tutti i tipi di piante. 







In base alla reazione chimica i terreni possono essere acidi o alcalini (basici)
Il terreno a pH 7  (o nell’intervallo 6,7-7,3) viene considerato neutro
Si parla di terreni sub-acidi quando il pH è compreso fra 6,7 e 6, al di sotto si parla di terreni acidi.
Analogamente si considerano sub-alcalini tutti i terreni con pH compreso fra 7,3 e 8, al di sopra sono alcalini. 

Infine, in base a caratteristiche genetiche i terreni possono essere salini o alomorfi, quando sono condizionati dalla presenza di sale (ad es. cloruro di sodio). Sono in genere chiari, poco fertili, con scarsa presenza di sostanza organica; oppure idromorfi, quando hanno la falda freatica molto alta oppure si trovano in prossimità di paludi, laghi e fiumi, che lo rendono perennemente o periodicamente bagnato e quindi asfittico.

Suoli idromorfi

Tralasciando i terreni limosi e di medio impasto, e quelli neutri, che in genere non rappresentano un problema, quanto piuttosto una felice circostanza, gradita alla maggior parte delle piante coltivate, nei prossimi post parleremo delle piante che meglio si adattano alle varie situazioni. 

5 feb 2018

Potature del periodo: un rapido ripasso

E' un post già trattato in passato, ma quando si arriva in questo periodo dell'anno qualche dubbio sorge sempre e un ripassino è d'obbligo. 
Piante da potare dopo la fioritura
poichè fioriscono sul legno vecchio

1) Piante che fioriscono sul legno vecchio
Quasi tutte le piante che fioriscono da marzo a inizio giugno non vanno toccate all’inizio della  primavera, poiché hanno le gemme fiorali, più o meno visibili, già presenti sui rami. Un taglio drastico quindi finirebbe per eliminarle, pregiudicando la fioritura. Appartengono a questo gruppo Forsitie, Spiree ( ad esclusione delle Spiree japonica o bumalda), Weigelia, Deutzia, Cornus da fiore, Philadelphus, Chenomeles, Camellia japonica, Azalee, Hydrangea macrophylla, Meli e peri da fiore, Ciliegi da fiore, Cotoneaster, Lillà, Viburnum, Magnolia da fiore, ecc.
Per tutte queste piante un eventuale intervento di potatura può essere fatto subito dopo che hanno fiorito, accorciando i rami di circa 1/3 o ½, a seconda della specie. Per alcune invece l’intervento di potatura è del tutto sconsigliato o molto leggero (ad esempio Cornus, Camellia, Hydrangea quercifolia, H. sargentiana, Chenomeles japonica). Piante a fioritura primaverile che danno poi luogo a frutti decorativi (Ciliegi, Meli da fiore, Cotoneaster, Pyracantha, Viburnum opulus,  ecc)  non andrebbero affatto potate, proprio per far sì che si sviluppino allegri mazzi di frutti estivo-autunnali.

29 gen 2018

Il cotogno giapponese

Chaenomeles in fioritura
I Chaenomeles, meglio noti come Cotogni giapponesi o Fior di pesco, sono arbusti a foglia caduca tutti originari dell’Asia orientale, in modo particolare della Cina e del Giappone. L’origine del nome Chaenomeles viene dal greco cheinen e melon e significa frutto che si fende, caratteristica appunto dei suoi frutti, simili a piccole mele cotogne, che, a maturità, tendono a spaccarsi. 
Le due specie comunemente usate nei nostri giardini furono osservate per la prima volta da Thumberg sulle montagne del Giappone (Chaenomeles japonica)e da Sir Joseph Banks in Cina (Chaenomeles speciosa), ma furono inizialmente classificate erroneamente come Pyrus e in seguito come Cydonia japonica, nome con il quale ancora oggi vengono comunemente conosciute e confuse. 
Portate in Europa, ebbero un periodo di massima diffusione nella seconda metà del 1800, quando si segnalarono in Francia oltre 40 varietà derivate da queste specie. Successivamente la coltivazione venne soppiantata probabilmente da nuove e numerose introduzioni di altre specie provenienti dalle colonie e il loro interesse cominciò a scemare, tanto che oggi sono reperibili 12-15 fra specie e varietà.

23 gen 2018

Le Tamerici "salmastre ed arse"

Rese famose nella letteratura dai versi del D’Annunzio e da Giovanni Pascoli, che intitola Myricae una delle sue più note raccolte di poesie (Myricae è il nome latino di Tamerice), le tamerici sono un gruppo di arbusti o piccoli alberi leggeri ed eleganti, frequenti in tutti i luoghi costieri caldi ed assolati. Sono diffuse allo stato spontaneo in tutto il Sud Europa e si ritrovano spesso in zone costiere, grazie alla loro straordinaria capacità di resistere al vento e al salmastro. 
Sembra che il nome generico derivi da Tamaris, fiume francese che scorre nella regione dei Pirenei, ove queste essenze sono molto diffuse; secondo altri deriverebbe dall’ebraico Tamaris che significa scopa, poiché anticamente con i suoi rami si fabbricavano ramazze. 

Tamarix gallica

Il genere Tamarix è diffuso in tutto il continente eurasiatico, ma la specie spontanea da noi è il Tamarix gallica, o tamerice comune, talora conosciuta anche come tamarisco, cipressina o scopa marina. 
E’ un grande arbusto, talora alberetto spogliante che può raggiungere i 5-6 metri di altezza. Ha una forma disordinata, vagamente tondeggiante nell’insieme, ma che diventa contorta nelle zone battute dai venti marini, aree nelle quali si ritrova con regolarità.

19 gen 2018

Piante.. da difesa

Spine di Poncirus trifoliata
Per chi necessita di una buona siepe difensiva, niente di meglio dell'uso di qualcuna di queste piante, o anche tutte associate a seconda dei gusti.
Frutti di Poncirus trifoliata
Una delle più "cattive" è senza dubbio il Citrus triptera, alias Poncirus trifoliata. Conosciuto dagli appassionati di agrumi poichè è uno dei più comuni portainnesti, è una specie a foglia caduca, con un  intrico fitto di rami verdi muniti di robuste spine, dritte e appuntite. I fiori, non particolarmente grandi, sono bianchi, profumati e si aprono a inizio primavera. Le foglie sono composte da 3 foglioline verde medio, non particolarmente fitte. Alla fine dell'estate maturano i frutti, rotondi, con un diametro di 4-5 cm, verdi inizialmente, poi giallo, non commestibile, ma decorativo sulla pianta e utile per profumare la biancheria e gli armadi. Non particolarmente rapido a crescere negli stadi giovanili, permette, una volta insediato, di formare siepi difensive a prova di ladro e/o animali selvatici.. Anche un cinghiale ci pensa bene prima di sfondare una barriera di questo tipo...

15 gen 2018

Le Nandine per i terrazzi

In un post precedente abbiamo parlato della Nandina domestica, pianta considerata di buon auspicio in Estremo Oriente e che per questo viene regalata ad inizio anno. Benchè non abbia uno sviluppo eccessivo, può arrivare a crescere fino ad un paio di metri, tanto da essere paragonata ad un piccolo bambù. Dimensioni poco sostenibili per chi non ha grandi spazi, o anche per un semplice terrazzo cittadino. La nandina è una specie cara ai giapponesi, ove esiste addirittura una società a lei dedicata. Il lavoro di ricerca e ibridazione di questa pianta nell’areale di origine, ha prodotto un numero variabile di cultivar (in Giappone circa 65!!), ma in Europa se ne conoscono e se ne reperiscono molte meno; di seguito una breve descrizione delle più diffuse, che, guarda caso, sono tutte a portamento contenuto e quindi idonee per la coltivazione in vasi e cassette. 

Nandina domestica Fire Power

E’ una cultivar nana di origine orticola, a portamento compatto e naturalmente globoso, che raggiunge al massimo 80 cm di altezza e 50-60 di larghezza. Presenta foglie più larghe della Nandina domestica, di colore che varia dal verde al rosso fuoco fino al giallo arancio, e che si accentua nel periodo invernale e in seguito all'esposizione al sole. Se coltivata all'ombra invece, il colore prevalente è il verde. A differenza della specie botanica non produce fiori, né bacche, e l’aspetto decorativo è dato unicamente dalla forma contenuta e dal colore delle foglie. Si utilizza per piccole bordure, da sola o in associazione con erbacee perenni e piccoli arbusti, oppure, date le sue dimensioni, si presta ottimamente alla coltivazione in vaso, anche in questo caso sola, o più spesso associata a perenni o stagionali. Le esigenze di coltivazione sono analoghe a quanto visto per la nandina domestica.