6 set 2018

Fichi da frutteto e da giardino

Il Fico è senza dubbio uno degli alberi da frutto più diffusi e coltivati nella nostra penisola. Lo troviamo anche allo stato spontaneo, spesso in prossimità di muri o ruderi, dove assume una forma irregolare, a metà strada fra un grosso arbusto e un alberetto a più tronchi. Originario dell'Asia occidentale, si è diffuso nel bacino del Mediterraneo ad opera dell'uomo, che lo coltivavano per i suoi frutti, dolcissimi e assai apprezzati sin dall'antichità. Per i Greci il Fico era un albero sacro, donato dalla dea Demetra ad un contadino per ringraziarlo della sua ospitalità
Oltre che per il frutto, è coltivato anche come albero da ombra e ornamento, grazie alle grandi foglie palmate verde scuro, con lobi più o meno profondamente incisi a seconda delle varietà, che in autunno si colorano di giallo oro. 
Il Ficus carica è una pianta estremamente adattabile
E' una pianta che ama luce e calore; vegeta bene su terreni sciolti, anche calcarei, permeabili e mediamente freschi,  ma tollera benissimo la siccità estiva tipica delle sue zone d'origine, il che lo rende una pianta preziosa nelle nostre estati, caratterizzate da assenza di pioggia. Nonostante la sua origine, tollera piuttosto bene anche l'inverno, sopportando temperature al di sotto dello zero e pertanto, ad eccezione dell'alta montagna, può essere coltivato in quasi tutta la nostra penisola. 
Se le tradizionali varietà da frutto di fico sono ben note (Brogiotto, Dottato, Verdino, Del Portogallo ecc) meno conosciute sono alcune varietà che, pur producendo frutti buoni da mangiare, sono anche bellissime piante ornamentali (coltivabili anche in grandi vasi) per l'aspetto delle foglie. 
Ficus Dalmatie: è senza dubbio uno dei più resistenti al freddo, non particolarmente vigoroso nello sviluppo e con foglie grandi a lobi molto incisi, come le dita di una mano. I frutti sono piuttosto grossi, con buccia verde-bronzo una volta maturi, polpa rossa. 
Ficus Dalmatie
I frutti di Ficus Panachee











Ficus Panachee: è noto anche con il nome di Fico Tigre per l'aspetto dei frutti, che a maturità presentano la buccia di due colori, a strisce verdi e gialle. I frutti sono di medie dimensioni, tondeggianti, a polpa rosata, molto dolci e maturano a inizio autunno. Le foglie, lobate e verde scuro, in autunno diventano giallo dorato. Scoperto in Francia alla metà del 1600, è stato di recente recuperato e introdotto anche a scopo ornamentale, proprio per la particolare colorazione dei frutti. 
Foglie di Ficus Ice Crystal
Ficus Ice Crystal: è una cultivar nuova e molto particolare,  estremamente decorativa per le sue foglie, di colore verde scuro e finemente incise, assomiglianti, per l'appunto, a cristalli di ghiaccio. In autunno, prima di cadere, virano al giallo oro. I frutti, che maturano in settembre, sono piccoli, con buccia scura, molto dolci. Resistente al freddo e di facile coltivazione, è una bellissima pianta da giardino in ogni stagione dell'anno. 
Frutti maturi di Ficus Ice Crystal
Sono tutte e tre cultivar a sviluppo limitato e quindi adatti anche a grossi vasi in terrazzo, per un angolo in piccoli giardini, ma anche per dare un tocco di classe all'orto domestico. 



16 lug 2018

Eremophila nivea, la seta australiana

Eremophila nivea
Se avete un giardino con pochissima disponibilità di acqua, Eremophila nivea è la pianta che ci vuole. E' un arbusto proveniente dall'entroterra arido dell'Australia occidentale, territorio caratterizzato da scarse precipitazioni invernali e piogge estive quasi assenti.
Appartenente alla famiglia delle Myoporaceae, ha portamento e sviluppo simile a quello di un Teucrium fruticans; non ancora molto diffusa in Italia, forma un cespuglio a portamento verticale di modeste dimensioni (1-1,5 metri) con foglie e fusti ricoperti da una leggera peluria morbida e vellutata al tatto e fioritura primaverile (che talora ripete in autunno) di fiori a forma di imbuto, color violetto-lilla.

9 lug 2018

La Bignonia della Contessa Sarah

Podranea ricasoliana Contessa Sarah
Noto rampicante di climi mediterranei della grande famiglia delle Bignoniaceae che viene spesso associato con altri generi del gruppo è la Podranea ricasoliana Contessa Sarah, meglio noto come Bignonia ricasoliana Contessa Sarah. Anch’esso proveniente dal Sudafrica, è un vigoroso rampicante di rapido sviluppo, con foglie verde scuro, molto simili a quelle delle Campsis. I fiori, grandi e numerosi, sono imbutiformi, raccolti in gruppi di 5-7, di colore rosa venato di rosso-violaceo e sbocciano dalla primavera all’autunno, ma, nelle zone di origine, praticamente quasi tutto l’anno. Come la maggior parte delle Bignonie non ha particolari esigenze, se non l’esposizione soleggiata e calda, al riparo dal freddo invernale. Vegeta bene su tutti i tipi di terreno, ad eccezione di quelli troppo calcarei.

2 lug 2018

Rampicanti insoliti: Bignonia e Tecomaria

Bignonia capreolata
Secondo le recenti classificazioni l’unico rappresentante del genere Bignonia propriamente detta è la Bignonia capreolata (sinonimi Doxantha capreolata, Anisostichus capreolatus, Anisostichus crucigera), specie introdotta in Europa nel XVII secolo e originaria degli stati orientali degli Usa, dal Maryland alla Florida e, spostandosi verso ovest, sino al Missouri e al Texas. Deve il nome della specie al caratteristico aspetto che assume la sezione trasversale del fusto, nel quale appaiono 4 cunei a croce con gli apici che convergono verso il centro.
E’ conosciuta nei paesi anglosassoni col nome di Cross vine (Vite della Croce) o Quarter vine proprio per questa caratteristica, mentre in Francia è nota come Bignone à odeur de café per il suo profumo, e in Italia come Tetrafila per la disposizione delle foglie.

Bignonia capreolata

25 giu 2018

Vivaci campanelle estive: le Bignonie

Allegra fioritura di Campsis (Bignonia)
Con il  nome di Bignonia sono note un numero molto elevato di specie per lo più rampicanti, provenienti da varie parti del mondo, tutte facenti parte della famiglia delle Bignoniaceae. 
Note già dall’inizio del 1700, erano in principio riunite sotto un unico genere Bignonia, così denominato in onore dell’Abate Paul Bignon, bibliotecario di corte di Luigi XV. Con l’incremento delle specie esotiche introdotte durante il periodo del colonialismo, il genere arrivò a contare più di 100 specie; solo in epoche recenti la moderna classificazione botanica ha distribuito le Bignonia in 28 diversi generi, tutti afferenti alla famiglia Bignoniaceae.  
In effetti, se si esclude la forma del fiore, che, sia pur di colori e dimensioni molto diverse è per tutte a forma di tromboncino, le Bignonie hanno aspetto ed esigenze differenti fra loro, in funzione della loro zona di provenienza. Attualmente le specie maggiormente diffuse e coltivate nei nostri climi a scopo ornamentale afferiscono essenzialmente a 4 generi: il genere Bignonia, il genere Campsis, il genere Pandorea e il genere Tecomaria.

18 giu 2018

Carissa, la Prugna del Natal

Carissa in fioritura
Curiosa, elegante e ancora poco diffusa, Carissa macrocarpa (sin. Carissa grandiflora o anche Arduina macrocarpa o Arduina bispinosa) è un arbusto originario dell’Africa del Sud e che appartiene alla famiglia delle Apocynaceae (la stessa di pervinca e Oleandro).  Il genere Carissa comprende una trentina di specie, fra le quali la Carissa macrocarpa è la più diffusa, sia nelle aree di origine che in Europa. Il nome generico deriva dal sanscrito “corissa”, nome volgare con il quale questo tipo di piante sono conosciute in India, mentre macrocarpa deriva del greco e significa “frutto grande”. In Sudafrica è nota come “amatungulu” , traduzione del nome dalla lingua degli Zulù, ma spesso viene anche denominata Natal-Plum, Prugna del Natal (il Kwa-Zulu Natal è una regione del Sudafrica) per i suoi frutti, simili a piccole prugne. 

11 giu 2018

Piante per terreni umidi o paludosi

Zona umida lungo le sponde dei laghi
Chiudiamo la panoramica sui terreni "difficili" parlando di quelli caratterizzati da forte ristagno di umidità o anche periodica sommersione. Sono diffusi lungo i corsi dei fiumi e le sponde dei laghi soggette a periodiche inondazioni di acque dolci, o in aree pianeggianti con falda freatica molto superficiale (come nel caso delle marcite della pianura lombarda) o ancora in pianura, ove la scarsa pendenza impedisce un rapido deflusso delle acque.  E’ spesso favorito dall’elevata presenza di argilla. In queste situazioni il fattore limitante è rappresentato dalla mancanza di ossigeno nel terreno, che non permette la respirazione radicale. Si blocca inoltre il ciclo dell'azoto, che in assenza di ossigeno non può passare dalla forma organica o ammoniacale a quella nitrica, assimilabile dalle piante.